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Vi presento Steve Jobs
Ancora sullo stile di comunicazione? Sì, ma stavolta con un testimonial d'eccezione.

Nascono all'osservazione del CEO della Apple, famoso per le sue presentazioni coinvolgenti, le considerazioni del coach di comunicazione Carmine Gallo.
Analizzando le tecniche che Jobs, soprattutto in occasione del MacWorld, usa per ipnotizzare e ispirare l'audience è possibile rendersi conto che, anche senza arrivare alle vette di ispirazione di un leader carismatico, i pessimi oratori (tanti, ahimé) possono infrangere la barriera della noia con qualche indicazione preziosa e molta pratica.

Jobs inizia le sue presentazioni facendo chiarezza sull'obiettivo, specificando il tema dell'incontro e rafforzandolo con uno slogan che faccia da leitmotiv a tutta la sessione: "something in the air" per mostrare il nuovo MacBook (Air, per l'appunto), "we're gonna reinvent the phone" per l'ingresso della Apple nella telefonia. Come tutte le persone di valore, Jobs è amante della chiarezza e non si perde in preamboli: entra subito nel vivo e cattura la platea.
Sempre in omaggio alla trasparenza, Jobs non fa misteri e rende pubblica la scaletta dell'incontro: subito espone l'elenco dei capitoli e ne enfatizza l'inizio e la fine. Spiegando dove intende arrivare e riassumendo in continuazione, rende facile seguirlo nel suo percorso espositivo.

Un'altra caratteristica delle presentazioni di Jobs è l'evidente passione che le accompagna. Passione che emerge negli aggettivi utilizzati: straordinario, stupefacente e così via, usati con vero trasporto e convinzione. Non usa slogan o gergo consulenziale, ma un linguaggio più consono allo showbusiness, a cui l'azienda è sempre più vicina. Per questo, anche quando indica numeri e statistiche, Jobs sa renderli significativi per l'uomo della strada. "Abbiamo venduto ad oggi x milioni di telefoni: significa x telefoni al giorno da quando l'iPhone è sul mercato". Non parla di spazio di memoria solo in termini di byte, ma di numero di foto o canzoni che può contenere.

Nei supporti audiovisivi, Jobs usa poco testo e molta grafica. Le sue presentazioni sono uno show dove alla bellezza del visual design si accompagna la sua innata capacità di costruire momenti memorabili, che catalizzano l'attenzione sulla personalità del nuovo prodotto. Estrae il MacBook Air da una busta A4, e quella è l'intima essenza, la ragione di esistere, del sottilissimo computer. E al termine, come un consumato sceneggiatore di cinema, Jobs non tralascia di porre le basi per un sequel, con qualche frase che evoca nuovi sviluppi tecnologici.

Nonostante sia un imprenditore di successo e un uomo realizzato, Jobs fa quello che pochi manager italiani hanno l'umiltà di metter in pratica: prova fino alla noia lo storyboard, il suo discorso, la sequenza delle slide. Tutto è sincronizzato alla perfezione, niente è lasciato al caso. Non c'è spazio per la simpatica cialtroneria con cui ci si scusa del "bello della diretta".

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