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Crolla la trasparenza dei CEO americani. Il survey di Rittenhouse, società di consulenza e investor relations, dipinge un quadro a tinte fosche sulla leggibilità delle dichiarazioni rilasciate dai top manager.
I CEO delle aziende Fortune 500, rispetto al 2006, hanno prodotto il 21% in più di affermazioni confuse e fuorvianti. Se poi si guarda a cinque anni prima, il peggioramento è addirittura dell'85%. Lontane anni luce, giusto per fare il solito esempio, dalle lettere agli azionisti di Warren Buffett. E quel che è peggio, nella maggioranza dei casi (66%) ci sarebbe un chiaro intento manipolatorio; non solo un difetto, in buona fede, di chiarezza, ma una vera e propria nebbia creata ad arte per confondere le assemblee.
Quali sono, secondo l'indagine, le aziende con a capo i peggiori CEO in materia di trasparenza? Al primo posto spicca Humana, azienda di assicurazioni, seguita da ServiceMaster (ristorazione e pulizie), Boeing, Estée Lauder, News Corp.
Primi della classe sono invece i capi di Eaton (automobilistico), Entergy, Wells Fargo (banche), Novartis e Target (retail).
Alla Rittenhouse puntano il dito soprattutto sull'aumento vertiginoso del cosiddetto linguaggio "orwelliano": dal 17 al 70% dei casi i CEO hanno usato il modo di esporre coniato da Orwell (fanatico sostenitore dello "straight talk") che tende a dipingere la realtà che vorremmo al posto di quella esistente. Tra i capi meno trasparenti spiccano quelli di fresca nomina. E tra questi, i peggiori sono quelli assunti dall'esterno.
Pare che nessun CEO, tuttavia, abbia ancora raggiunto le vette di ermetismo di Zander, quello di Motorola, che diceva, nel 2005: "Motorola presidierà la mobilità continua, dove converge la tecnologia più spinta - dove vive Mobile Me - dove la banda larga mobile significa tutto sempre e qualunque cosa in qualunque posto".
A Warren Buffett l’ultima parola: "Se un CEO non sa spiegare cosa sta facendo, ci sono buone probabilità che non lo sappia".
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